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Il prossimo primo marzo Yamandú Orsi assumerà la carica di presidente dell’Uruguay, succedendo a Luis Lacalle Pou.
Stretto tra Argentina e Brasile, con appena 3,4 milioni di abitanti, l’Uruguay è una piccola isola di stabilità in una regione che naviga spesso in acque burrascose. Come praticamente tutti i paesi latinoamericani, anch’esso ha conosciuto una dittatura (dal 1973 al 1985), ma poi ha saputo costruire una solida democrazia dell’alternanza.
Caratteristica quest’ultima che lo distingue dai vicini. In Brasile, governa Luiz Inácio Lula da Silva, ma il suo esecutivo è assediato dai seguaci dell’ex presidente Jair Bolsonaro, recentemente incriminato per un presunto golpe ai danni dello stesso Lula. In Argentina, è al governo Javier Milei, presidente di estrema destra, attualmente al centro di uno scandalo scoppiato a causa di una criptovaluta. All’instabilità politica dei due paesi si affiancano problemi economici. Un dato su tutti: il tasso di povertà in Argentina tocca il 38,9 per cento e in Brasile il 27,4 per cento. In Uruguay, le persone in povertà sono molte meno, il 9,1 per cento.
Nato in una famiglia cattolica, nonno paterno immigrato dalla Liguria, di professione insegnante di storia, Yamandú Orsi ha vinto – al secondo turno – le elezioni del novembre 2024 con il Frente Amplio, storica coalizione politica di centrosinistra, ma ha vinto soprattutto per aver avuto al suo fianco l’ex presidente José Mujica detto Pepe.
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Al di là della sua collocazione politica, Mujica è tuttora una figura di grande carisma e popolarità ben oltre i confini nazionali. Già guerrigliero del movimento Tupamaros, incarcerato per quasi dodici anni ai tempi della dittatura, presidente della Repubblica dal 2010 al 2015, oggi Mujica ha quasi 90 anni (li compirà il prossimo maggio) ed è affetto da un cancro in fase terminale.
Conosciuto per uno stile di vita da sempre improntato all’assoluta sobrietà, ritirato nella sua modesta casa di campagna (una «chacra», fattoria, a Rincón del Cerro, località non lontana dalla capitale Montevideo), l’ex presidente ha recentemente rilasciato alcune interviste testamento nelle quali riflette sulla vita e sulla morte e si congeda dai propri concittadini.
«La vita – ha detto tra l’altro – è una meravigliosa avventura e un miracolo. Prestiamo troppa attenzione alla ricchezza e non alla felicità. Ci concentriamo solo nel fare cose e, prima che tu te ne accorga, la vita ti è passata accanto». E sulla morte ha aggiunto: «È una signora che non ci piace e che non vorremmo, ma che inevitabilmente in qualche momento arriverà. Quindi, devi rassegnarti».
In un’epoca dominata da presidenti spacconi ed egocentrici, José Mujica detto Pepe è una persona esemplare a cui Yamandú Orsi dovrebbe sempre cercare d’ispirarsi.
Paolo Moiola