UNA BASE MILITARE NATO FRA I MONASTERI SERBI

Kosovo /2

Il 17 febbraio 2009 merita attenzione: è l’anniversario della proclamazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo. In proposito, vorrei esprimere una mia riflessione, un punto di vista in grande contrasto con quelli già visti e sentiti.
Gli albanesi kosovari hanno festeggiato, entusiasti, il primo compleanno dello «stato più giovane d’Europa»: molti però non sanno, accecati dalle menzogne e dall’odio, che oggi non è un giorno per giornire, ma per provare vergogna. In primo posto bisogna vergognarsi della presenza della base militare Nato fra i templi. È come entrare armati nella chiesa o con le scarpe nella moschea. Nell’anno 2008, dedicato ai diritti umani, sono stati calpestati i diritti fondamentali di uno stato e dei suoi cittadini. Alla fine, si parla della nascita di uno stato nuovo, che in realtà esiste da secoli.
Kosovo e Metohija sono il cuore di uno stato antico, più antico di molti paesi dell’Unione europea e molto più antico degli Stati Uniti. Questo stato si chiama Serbia. Lo sapevano anche gli antenati di quelli che oggi festeggiano, perché vivevano da secoli insieme ai serbi, dividendo il comune destino della burrascosa storia balcanica e gli avvenimenti storici, in cui erano a volte alleati, a volte avversari, ma rispettando entrambi l’umanità e il coraggio gli uni degli altri. Per umanità si intendeva onestà, capacità di mantenere la parola data, rispetto per gli anziani, pietà per i deboli e gli indifesi, generosità. Per coraggio si intende capacità di difendere con la propria vita i valori principali della stessa, fra i quali la fede e la libertà erano al primo posto.
Chiediamoci tutti, quelli che festeggiano e quelli chiusi in un doloroso silenzio, quanto è rimasto, ai discendenti, dell’umanità e del coraggio degli antenati? Se ci fosse un po’ più di umanità e coraggio d’ambo le parti, si potrebbe vivere insieme: non solo rispettarsi, ma anche amarsi a vicenda, perché il sincero amore per il proprio paese comprende l’amore per la natura viva e morta del paese, soprattutto per la gente che ci vive. Allora potremmo edificare un futuro veramente migliore, senza «occupatore» né «liberatore».

Sono passati i tempi in cui i valori umani si difendevano usando la forza (per questo lotta, la parte civilizzata dell’umanità), perciò l’attuale governo serbo usa esclusivamente mezzi diplomatici e legislativi per difendere il valore più grande dello stato serbo, che sono Kosovo e Metohija. Ma non sono passati i tempi in cui la vita umana si  dedica alla difesa dei valori più grandi, anche se molti, anzi troppi, vivono senza valori significativi.  
Ogni serbo in cui sono ancora vivi i valori degli antenati, spenderà la sua vita, le sue energie e le sue risorse fisiche, intellettuali e spirituali per difendere il Kosovo e farlo tornare nel grembo della Serbia.
Lo faremo tornare soprattutto con l’amore. Amare il Kosovo e tutti gli uomini di buona volontà che ci vivono. L’amore è l’arma più potente, che non uccide, al contrario, dona la vita eterna. Questo vuol dire che la prima preghiera di ogni fedele sia dedicata al Kosovo, la prima parola che insegnerà la madre al proprio figlio, sia Kosovo, la poesia più bella del poeta sia dedicata al Kosovo, la lezione più importante a scuola sia sul Kosovo, l’obiettivo più importante del governo sia di mantenere l’integrità territoriale del nostro paese, in cui il Kosovo ha un posto particolare.

La Vecchia Serbia, di cui molti re erano santi, era uno stato dal quale la chiesa non era separata. Nel Medioevo, costruire le chiese e i monasteri era «l’investimento» migliore per ogni famiglia benestante. Così il Kosovo, la Vecchia Serbia, fu oata da tantissimi monasteri e chiesette. Non esiste in Europa un territorio così piccolo con un così grande numero di templi, anche se il tempo e i nemici dei cristiani sistematicamente li distruggevano.
Cosa dobbiamo fare ancora per soddisfare le richieste dei potenti di questo mondo, per unirci con altri popoli dell’Unione europea? Rassegnarci che tutto questo patrimonio spirituale e culturale venga perduto per sempre? Questo si aspettano da noi gli europei cristiani?
«Gli stati che hanno appoggiato la spaccatura della Serbia, hanno dimostrato di non conoscere gran parte della storia del continente europeo, che è strettamente legata al cristianesimo. Il disinteresse per la sorte delle chiese e monasteri ortodossi in Kosovo è la loro rovina culturale. Il comportamento, nel caso del Kosovo, ha dimostrato che molti in Europa non vogliono proteggere la dimensione spirituale nella vita degli europei. Se questa tendenza prevale, allora l’Europa sarà condannata al caos e ai conflitti» (Patriarca Alessio II in «Ortodossia», 1-15 agosto 2008, p.6).
Il Kosovo non ha nessuna valenza spirituale per i potenti della terra. Essi non hanno nessun rispetto per quello che è santo ai popoli. In mezzo ai templi kosovari adesso c’è la base militare Nato, che 10 anni fa bombardava quella regione e la Serbia e il Montenegro, per 78 giorni. Con le bombe all’uranio impoverito seminarono morte e future malattie, inquinarono il suolo, acqua e aria, distrussero l’economia e tutto il resto con l’operazione militare chiamata «Angelo Misericordioso». Portarono enorme danno al popolo serbo e albanese. Le vittime umane, malattie che aumentavano vertiginosamente negli ultimi 10 anni, per loro erano solo «effetti collaterali» per portare la «democrazia», il «progresso» e la «pace». In quella regione «pacifica», però, da 10 anni i serbi vivono nell’enclave.

Alcuni paesi cristiani, fra cui anche l’Italia, hanno riconosciuto lo strappo del Kosovo. Non è possibile che i governi di quei paesi non conoscano la storia, non sappiano che la parola Metohija significa «possedimento della chiesa», non rispettino la proprietà privata, nei loro paesi intoccabile. Allora perché l’hanno fatto? Sentiremo le loro motivazioni quando saranno chiamati a rispondere al Tribunale internazionale per la Giustizia.
L’Assemblea della Serbia oggi ha chiesto al governo di sporgere denuncia al Tribunale internazionale contro gli stati che hanno riconosciuto l’indipendenza della nostra Provincia Meridionale. A questo stesso Tribunale la Serbia chiede se è conforme alle leggi inteazionali la proclamazione unilaterale d’indipendenza da parte degli organi di autogestione locale in Kosovo.
Il presidente serbo continua a ripetere che la Serbia, rispettando le leggi inteazionali, difenderà i propri legittimi interessi davanti al Tribunale internazionale della Giustizia.
Kosovo e Metohija sono parte del territorio serbo in base alla Costituzione della Repubblica Serba, la dichiarazione delle Nazioni Unite e secondo molte risoluzioni, di cui anche la 1244.
Se il governo della nostra regione Trentino Alto Adige, che ha uno status speciale, decidesse una secessione, dopo un referendum in cui la maggioranza della popolazione la approva, l’Italia lo permetterebbe? Chi delle due parti in conflitto avrebbe un sostegno dall’Europa?

di Snežana Petrović

Snezana Petrovic